Ricetta per preparare il Golden Milk. Elisir di lunga vita a base di curcuma

Oggi scopriamo insieme la ricetta per preparare il Golden Milk. No, aspetta. Il Golden cheeeee? Detto anche Latte D’Oro, questa pozione magica arriva direttamente dall’India e, grazie alle straordinarie proprietà curative della curcuma, nella medicina ayurvedica questa bevanda rappresenta un vero e proprio elisir di lunga vita.

~In questo video vi spiego la ricetta per preparare il Golden Milk. Daje de Click!~

Ho sentito spesso parlare del Golden Milk; gli yogi di tutto il mondo lo considerano un autentico must have, o meglio, un must drink che viene consumato regolarmente prima o dopo la pratica. Ho avuto modo di assaggiarlo durante i miei viaggi a Bali e a New York , ma è solo da qualche settimana che ho iniziato a prepararlo a casa e a integrare questa bevanda alla mia dieta quotidiana.
Il Latte D’Oro è particolarmente indicato per chi, come me (ahimè!) soffre di dolori articolari, muscolari o alla schiena, riducendo eventuali infiammazioni. Ma non solo. L’ingrediente principale di questa bevanda è la curcuma, una vera e propria bomba che Madre Natura ci ha regalato per consentirci di mantenere al meglio il nostro corpo ed evitare di assumere medicinali.

Trattandosi di un antibiotico naturale potentissimo, oltre a ridurre i dolori articolari e muscolari (anche per chi trascorre molto tempo davanti al computer o per chi sente dolore al tendine della mano a causa di uso eccessivo del cellulare), la curcuma allevia i disturbi respiratori rendendo il nostro sistema immunitario ancora più forte, purifica il nostro fegato (e anche qui, se come me amate avere tra le mani un bicchiere di vino sempre pieno sarà meglio cercare di dare una mano al nostro povero fegato prima che decida di abbandonarci del tutto) e purifica il sangue; ha proprietà antiossidanti, antisettiche analgesiche e contribuisce a lubrificare la nostra colonna vertebrale. Inoltre, aiuta a combattere i crampi mestruali, a ridurre il mal di testa, ad abbassare il colesterolo e persino a rallentare la comparsa dell’Alzheimer.

Insomma, una vera e propria figata in grado di renderci ancora più forti e di rinforzare il nostro sistema immunitario.

Pronte per scoprire la ricetta per preparare il Golden Milk? Ecco quali sono gli ingredienti di cui avremo bisogno:

  • Una tazza di acqua (circa 125 ml)
  • Due cucchiai di curcuma (circa 60 gr)
  • Pepe Nero
  • Latte Vegetale a scelta (di riso, soya, canapa, cocco o mandorla)
  • Olio di Mandorla (per uso alimentare!)
  • Miele

Normalmente viene consigliata l’assunzione del latte d’oro per almeno 40 giorni consecutivi. Io lo bevo ogni mattina a colazione e lo trovo talmente nutriente che faccio persino fatica a mangiare tanto (in linea di massima non avrei problemi a strafogarmi un capretto intero. Un capretto, ma che dico? Io non mangio carne, ma vi assicuro che se esistessero capretti fatti di seitan o di tempe o di parmigiana di melanzane li mangerei senza battere ciglio).

Preparazione:
Versare in un pentolino l’acqua, la curcuma e un pizzico di pepe nero (che serve ad esaltare le proprietà della curcuma e a rendere la nostra pozione magica ancora più cazzuta). Portare quasi a ebollizione, fino a quando l’acqua non si sarà asciugata del tutto e avremmo ottenuto una consistenza densa e omogenea.

Questa è la pasta di curcuma che potrete conservare in frigo e consumare nell’arco di 40 giorni.

Dopo aver ottenuto il vostro composto, riscaldate in un pentolino una tazza del latte a vostra scelta e versate mezzo cucchiaio di pasta di curcuma e continuate a mescolare per evitare che si formino grumi. Una volta ottenuta la temperatura desiderata, aggiungete un cucchiaio di olio di mandorla (per uso alimentare, mi raccomando non vi sbagliate!) e un cucchiaio di miele.

Gustatelo pure e sentite il vostro sistema immunitario e le vostre articolazioni andare in delirio! Consumatelo e condividetelo. Ricordiamo sempre di essere gentili con il nostro corpo e di imparare a rispettarlo e a prendercene cura in maniera sana e naturale.

Paranoie da Social Media – Cinque situazioni in cui il cervello entra in pappa

Paranoie da social media. Ovvero tutti quei momenti in cui il nostro cervello se ne va in pappa dopo aver letto o postato qualcosa su Facebook, Twitter o Instagram. Essì, perché che ci piaccia o no, questi mondi paralleli dove noi tutti – chi più e chi meno – abbiamo trasferito la nostra residenza virtuale, oltre a farci allenare i muscoli del pollice opponibile spesso e volentieri creano attimi di vera paranoia nella nostra testa.
paranoie da social media, the lazy trotter, social media, cristina buonerba1. Il Like Bionico
Sappiamo tutti come si usa uno smarphone. Trascorriamo una buona fetta del nostro tempo a far scivolare verso il basso i cambiamenti di status e le foto dei nostri amici. Sappiamo tutti che cliccare su quel simboletto a forma di pollice in alto significa fare like a un post, mentre non fare un bel niente significa non fare un bel niente. L’equazione non potrebbe essere più semplice.
Eppure.
Eppure quando capita di far vedere la foto di qualcuno che ci interessa in maniera particolare c’è qualcosa che scatta nel nostro cervello e annebbia completamente la nostra capacità di ragionare in maniera lucida. Esempio: siamo a cena con le nostre amiche e, per puro, anzi purissimo caso, iniziamo a parlare di un ragazzo che ci piace (o di una tipa che ci sta altamente sulle palle). Ovviamente è impossibile portare avanti un discorso senza fornire del materiale visivo di supporto, nello specifico tutte le foto che ritraggono questa persona negli ultimi 3-6 mesi della sua vita. In questo caso però non saranno sufficienti le due/trecento raccomandazioni “oh mi raccomando non toccare NIENTE casomai fai Like e si accorge che stavo guardando il suo profilo”. Il cellulare viene trattenuto con la punta delle dita e a una certa distanza di sicurezza. In fondo non si sa mai, metti che ci scappa un like con lo sguardo? O meglio ancora… con il pensiero? Le foto vengono analizzate in ogni minimo dettaglio (dall’abbigliamento alla location, dalla posizione delle mani alla latitudine e l’orario in cui è stata scattata – ci sono tantissime conclusioni alle quali noi donne possiamo arrivare da una semplice foto), e nei casi in cui le paranoie da social media diventano ancora più insistente, il nostro tono di voce tende naturalmente a calare, quasi come se fosse un bisbiglio. Quasi come se avessimo paura che, per qualche strana magia, quella persona potesse sentire le nostre conversazioni attraverso il nostro cellulare. Shhhh.
Mark Zuckerberg grazie, ci hai ufficialmente fottuto il cervello.

2. Quando i Genitori Commentano i Tuoi Post
Questa è una delle mie paranoie da social media preferite. Sappiamo bene come funzionano queste cose; in un marasma di foto e status sui social c’è sempre chi ci sorprende con quel commento di troppo o con quella frase fuori contesto che non ha nulla a che vedere con il contenuto appena postato. La questione inizia a diventare  scomoda quando like e commenti arrivano dritti dritti dalle manine di mamma e papà. Ho provato a lungo a ignorare la loro richiesta di amicizia, facendo finta di non averla mai ricevuta o cercando di ribadire che si tratta di uno spazio dedicato solo ai miei amici virtuali, ma loro ti fissano con quello sguardo passivo aggressivo che lascia intendere: “Ma come, sulla tua pagina Facebook c’è spazio per tutti tranne che per i tuoi genitori, proprio noi che ti abbiamo dato la vita e che ti abbiamo insegnato a stare al mondo? Guarda che a noi non ce ne frega niente di farci i fatti tuoi, vogliamo solo sapere che stai bene”. Spinte dai sensi di colpa e da una temporanea perdita delle capacità di giudizio, decidiamo di accettare quella benedetta richiesta di amicizia raccomandandoci più e più volte: “Oh, mamma mi raccomando però, NON commentare niente”.
Ma come resistere alla tentazione di scrivere “bella della mamma tua” con tanto di emoticon a forma di gattino 3D che sboccia in una pioggia di cuoricini proprio sotto quella foto in cui facciamo di tutto pur di sembrare sexy e irraggiungibili (vedi punto 5)? O meglio ancora, come resistere alla tentazione di utilizzare i commenti alle foto su Facebook come una chat privata, un po’ come se fosse WhatsApp? Una volta mia madre ha commentato un mio selfie scrivendo: “Tra quanto arrivi? Sbrigati che è tutto pronto e dobbiamo cenare”.
Grazie mamma.
E concludo questa paranoia da social media dicendo solo che dopo aver postato questa foto su Instagram mio padre è stato uno dei primi a fare like. Bella di papà!
the lazy trotter, social media, paranoie da social media, cristina buonerba3. Le Storie su Instagram 
Da quando Instagram ha sfilato lo scettro a Snapchat permettendo ai propri utenti di postare le storie, chi ha bisogno di sprecare tempo guardando la televisione? Sarà la durata così fugace e transitoria – video di una manciata di secondi da consumarsi preferibilmente entro l’arco di 24 ore – fatto sta che tutti ci sentiamo in diritto e in dovere non solo di condividere every step we take, ma anche every meal we eat, considerando che se non fotografi il tuo piatto e non ti geolocalizzi godi solo a metà. Io per prima ammetto di essere una postatrice seriale di storie su Instagram, spinta da quella vocina che continua a ripetermi che devo informare tutti, ma proprio tutti voi che sto andando a fare yoga, che mi sto preparando il pranzo, che mi fa male la cervicale, e condividere quello che mi passa per la testa parlando sola e pazza alla fotocamera del mio cellulare mentre cammino per strada. Se da un lato, quindi, le storie di Instagram sono diventate pane quotidiano nella nostra dieta a base di social media, dall’altro questo giochino così divertente è uno dei principali generatori di paranoie da social media perché nasconde un’incognita fondamentale: se ne fotte della privacy. Oh yeah. Instagram Stories è un servizio con portineria: quel piccolo occhietto spione in basso a sinistra prende nota di chiunque sia passato dal nostro profilo. Un po’ come se urlasse: s.g.a.m.a.t.o! Se siamo finite sulle storie di Chiara Ferragni ce ne freghiamo, certo. Ma se invece si tratta di qualcuno che “non-deve-assolutamente-sapere-che-sto-ancora-vedendo-cosa-sta-facendo” allora lì sono cazzi. Ho visto gente contorcere contemporaneamente un centinaio di muscoli facciali dopo aver scoperto per la prima volta che si può sapere chi ti ha visto le storie. Watch out, quindi. Quell’occhietto è sempre vigile.

4. Un Like è Molto Più di Quel Che Sembra
Se proviamo a rifletterci, un like non è altro che un semplice movimento delle dita. Un pollice virtuale che si alza e traduce una nostra manifestazione di apprezzamento. Quanti like elargiamo al giorno quando ci connettiamo sui social? Il doppio pollice sboccia in un cuoricino ogni volta che vediamo una foto o un video che ci diverte, che ci piace, o che abbia richiamato la nostra attenzione in qualche modo. Giusto? Giusto. Un like su Facebook o su Instagram, quindi, non dovrebbe avere molta importanza e non dovrebbe assolutamente contribuire a far nascere nella nostra testa paranoie da social media. Giusto? Manco per niente. Ho visto paesi entrare in guerra per molto meno. E ho visto apocalissi prendere forma in seguito al like sbagliato al post sbagliato. Fare like a un video di cagnolini che giocano non ha nessun significato, ma fare like (o ricevere like; te lo spezzo quel pollice in alto, hai capito?) a una persona in particolare, ecco quello è un errore madornale che, a seconda del giorno del mese in cui ci troviamo, potrebbe scatenare catastrofi devastanti all’interno dell’ecosistema della nostra relazione.

5. I Messaggi Subliminali Post Rottura
Ovvero tutte quelle frasi, citazioni, foto e canzoni che vengono postate avvolte da un apparente velo di innocenza ma che sono indice di una vera e propria guerra fredda. Messaggi criptati che a confronto fanno apparire CIA e Mossad come dei principianti. Cioè mi vorreste per caso dire che un aggiornamento di status è solo un semplice aggiornamento di status? Ma siete matti? Si tratta di un chiaro, anzi chiarissimo, riferimento a fatti realmente accaduti che è stato selezionato e postato con la precisa intenzione di fare apparire il tutto il più casual e spontaneo possibile e non, invece, il risultato di svariate seghe mentali su come far rosicare di morte la persona interessata. Organizzare conference call con la propria migliore amica su cosa scrivere e trascorrere ore ad allenare i muscoli delle braccia a suon di selfie presi dall’angolazione giusta con il fine di mandare un solo, unico e inequivocabile messaggio: “sono libera, felice, selvaggia e non sto assolutamente facendo tutto questo per richiamare la tua attenzione e fare finta di non volerla. Ma chi, io? Tsss.”

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E voi vi ritrovate con queste paranoie da social media? Quali sono quelle piccole cose che fanno parte dell’ordinaria amministrazione nel mondo virtuale capaci di farvi mandare il cervello in pappa? Raccontatemi pure, sono curiosa!

Foto Credits: The one and only Lucia Del Pasqua  

LAZY TALK- SANDRA BERNARDO

Nel Lazy Talk di oggi vi presento Sandra Bernardo. Passaporto spagnolo e uno spirito latino americano straboccante di colore e musica. Un animo creativo e sognante che ho conosciuto durante i miei anni a Sydney. I Lazy Talk sono diventati una delle cose che preferisco di questo mio esperimento nel mondo del web. Una modalità intima e informale per condividere con voi pezzettini di donne straordinarie che ho il piacere di incrociare lungo il mio percorso. Ho scelto di intervistare Sandra Bernardo perché per me rappresenta una grandissima fonte di ispirazione: Sandra ha scelto di mollare tutto e di perseguire nel suo sogno di fare musica. Ha da poco lanciato un LP di tre canzoni (se non la conoscete sentitela su Spotify, prometto che vi piacerà) e dopo un breve tour in Spagna adesso sta lavorando al suo primo CD che ho avuto modo di ascoltare in anteprima e non vedo l’ora sia pronto. Già mi immagino a uno dei suoi concerti a Ibiza!

Nel Lazy Talk di oggi Sandra Bernardo ci parla della sua passione per la musica, ci canticchia un pezzettino delle sue note e ci parla anche di come ognuno di noi custodisca una parte di energia maschile e femminile e di come queste sfumature influiscano sulla persona che siamo. Proprio come me Sandra crede fortemente nell’importanza dell’interazione delle donne e partecipa a circoli di donne e a corsi per imparare a supportarci l’un l’altra. Insieme siamo una potenza, solo che a volte ce lo dimentichiamo!

Piccola premessa: ho impiegato più tempo a cercare di capire come caricare i sottotitoli e non a girare, montare e tradurre il video. Se non dovessero appare subito ningun problema: lo vedete il primo simbolo (quello rettangolare) in basso a destra della finestra del video? Bene, cliccateci su e scegliete l’opzione “sottotitoli in italiano” e tadaaaaan, in teoria dovrebbero apparire.

Buona visione!

6 Travel Blogger Italiane Che Vale La Pena Seguire

Oggi parliamo di travel blogger italiane che vale assolutamente la pena seguire. L’Italia si sa, è un paese di opinionisti e questo giustifica l’altrimenti inspiegabile successo dei programmi condotti da Maria De Filippi. Tutti, ma proprio tutti abbiamo sempre qualcosa da dire. Non importa se lo pensiamo veramente, se lo abbiamo sentito dire da qualcuno o se si tratta di un titolo di giornale letto di sfuggita sul cellulare; ciò che conta è dare la propria opinione. Sempre.

Nelle ultime settimane molte persone mi hanno chiesto: ma non ti stufi a stare sempre a condividere la tua vita sui social? Sì e no. Se da un lato a volte vorrei buttare il cellulare dalla finestra, dall’altro se proprio devo avercelo in mano tanto vale condividere una foto, un pensiero, una porta, una chiacchierata, una paura reale piuttosto che stare a immortalare i miei piedi e quello che mangio e spiare quello che fanno gli altri. Mettiamocelo in testa: ci piace condividere, ma soprattutto ci piace farci i cazzi altrui e adesso abbiamo tutti gli strumenti per farlo senza essere giudicati. Ci piace pensare, commentare, criticare, rosicare e sognare attraverso il magico mondo dei social media e, considerato che ci stiamo tutti dentro fino al collo, perché non farlo in maniera costruttiva?

Ecco una lista di 6 Travel Blogger Italiane che raccontano e condividono il loro mondo in maniera autentica e genuina. Insomma, se siete amanti del genere seguitele perché ne vale veramente la pena.

Manuela Vitulli – Pensieri in Viaggio 
E va bene lo ammetto fin da subito: in questo caso sono un po’ una groupie. Alla domanda: “Che cosa vorresti fare da grande?”risponderei: “Vorrei fare la Manuela Vitulli”. Sarà il fatto che anche lei sia pugliese o il fatto che, nonostante negli ultimi tempi il suo blog sia esploso e lei continui a viaggiare e gironzolare da una parte all’altra di lavoro in lavoro, Manuela mantiene viva la propria semplicità senza diventare la brutta copia di profili Instagram visti e rivisti. I suoi articoli informano ed emozionano e questa credo sia la chiave perfetta per essere una Travel blogger di successo. Se ancora non la conoscete seguitela, sono certa che vi conquisterà!

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Manuela Vitulli – Pensieri in Viaggio

Sabrina Barbante – In My Suitcase 
Premessa: giuro che l’intero elenco non include solo travel blogger italiane made in Puglia con tanto olio di oliva. Ho conosciuto Sabrina per caso. Il complicatissimo mondo degli algoritmi di Google l’ha portata a me mentre ero intenta a fare chissà quale ricerca su chissà quale argomento. Passaporto salentino come il mio, il blog di Sabrina è un’interessantissima fonte di informazioni. Con stile divertente e scorrevole Miss Barbante condivide tantissimi consigli di viaggio, in particolare sull’Europa dell’Est, ma anche tips pratici e onesti (evviva!) per chiunque voglia aprire e gestire un blog. Non vi nascondo che per me il suo sito è una specie di bibbia digitale! 

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Sabrina Barbante – In My Suitcase

Eli – Too Happy To Be Homesick
So che se continuo a dire che sono tutte le mie travel blogger italiane preferite corro il rischio di sembrare di parte, ma non le avrei scelte se non fosse così. Eli è una grandissima donna e una grandissima viaggiatrice – ci siamo conosciute e abbracciate dal vivo a Torino poco più di un anno fa e adesso sto cercando di organizzare un Lazy Talk con lei e mi auguro di riuscirci al più presto! Insegnante di yoga e meditazione con un fortissimo spirito di accettazione e di scoperta del prossimo, nel suo blog Eli ci porta tra viaggi e avventure in India, Sud Africa, Oman, Cambogia ma anche attraverso l’articolatissimo labirinto interiore di una donna romantica e indipendente che ha scelto di fare l’amore con il mondo e con il suo spirito di avventura. You will love her!

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Too Happy to Be Homesick

Valentina Borghi – Be Borghi 
Più di sessanta paesi visitati per questa signorina romana con residenza a Milano che se ne va costantemente in giro tra destinazioni da capogiro. Un esempio? Qualche giorno dopo essere tornata dalla Patagonia ha già spiccato il volo per Barcellona, Berlino e Malta e presto sarà in Iran! Nel suo blog Valentina parla dei suoi viaggi fornendo tantissime info utili per chi si prepara a esplorare una precisa destinazione e ha anche una sezione dedicata a mostre ed eventi interessanti a Milano. Seguitela anche sui social!

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Valentina Borghi – BeBorghi

Eleonora Grampasso – Pain de Route 
O in altre parole, pane di viaggio. Ho conosciuto questa piccola trotterellina a Milano mentre mangiavamo in un ristorantino pakistano nei pressi di Porta Venezia e parlavamo delle prossime mete da esplorare. Eleonora ha forza e carattere da vendere. Il suo blog mi appassiona perché copre in maniera narrativa e incredibilmente informativa numerose destinazioni, con un’attenzione particolare ai paesi dell’Est. Al momento vive a Mosca e io la considero la mia inviata speciale dalla Russia. Da conversazioni notturne in treno al manuale perfetto per fare autostop, date pure una sbirciatina al suo blog e alla sua pagina Facebook se avete intenzione di puntare la vostra bussola verso est.
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Carlotta Martelli Calvelli – Una Penna in Viaggio
Stile delicato e morbido come la sua personalità che traspare dai suoi consigli e racconti. Nata in Toscana ma residente a Barcellona, dopo aver studiato giurisprudenza Carlotta ha detto hasta luego a tribunali e scartoffie e ha seguito il proprio sogno creativo occupandosi di storytelling e promozione del territorio. Nel suo blog condivide e propone itinerari interessanti per vivere ed esplorare al meglio Firenze, la Toscana, Barcellona e non solo.

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Carlotta Martelli Calvelli – Una Penna in Viaggio

 E voi quali travel blogger italiane seguite sui social? Quale racconta storie sempre a spasso mi consigliereste di aggiungere alla lista?

Lazy Talk – Suor Grazia Pizzarello

Ho conosciuto Suor Grazia Pizzarello durante i primi anni di liceo (anche se nel video dico delle medie, ma ero evidentemente agitata!). Suor Grazia è stata spedita da Milano a Lecce, nel profondo sud, quando ancora il Salento non era altro che un puntino sulla cartina geografica e non la mecca di mandrie di turisti nei mesi estivi.

Suor Grazia Pizzarello è arrivata nella nostra scuola portando con sé il suo accento del nord e un approccio unico al mondo e alla vita. Mi considero estremamente fortunata non solo per aver avuto modo di conoscerla quando avevo 14 anni, ma per continuare a essere guidata dalle sue parole anche adesso, che ne ho 30 e i voti in pagella non mi interessano. Non mento quando dico che questa donna è una delle mie guide spirituali. Ha la capacità di leggerti dentro e di accettare qualsiasi sfumatura della tua persona, senza mai farti sentire fuori luogo o inadeguato.

In questa puntata di Lazy Talk Suor Grazia ci parla della sua esperienza con i ragazzi stranieri qui a Milano, che assiste nel doposcuola del pomeriggio, ci fa capire quanto sia essenziale comprendere e accettare il prossimo ma anche ci parla anche di come l’amore sia un sentimento che va dal basso verso l’altro, composto da una serie di dettagli che formano la persona che siamo. Credo che tra tutti questo sia il video a cui tengo maggiormente. Sarei rimasta ad ascoltarla per ore e ore.

Sfortunatamente la mia fotocamera è andata in stand-by durante la nostra chiacchierata e la parte finale non è stata registrata. Nonostante questo piccolo intoppo tecnico, in questo video di cinque minuti vale veramente la pena alzare il volume e lasciarsi ispirare dalle parole di una donna eccezionale che ha scelto di dedicare la propria vita alla scoperta del prossimo. Buona visione!

Gelosia Portami Via

Domenica mattina. Capelli spettinati e gli occhi ancora sbavati dal mascara. Dopo aver fatto colazione mi collego a Facebook e mi accorgo di avere un nuovo messaggio. Non appena capisco da chi arriva penso: Oh cacchio. E adesso cosa vorrà da me?

Il messaggio diceva esattamente questo: Did you have fun having sex with my partner while I was away?

Ups.
Piccola premessa: per politica aziendale non mi capita mai di avere a che fare con chi ha già una relazione. Trovo che sia di cattivissimo gusto per una serie di ragioni, ma nella vita tutte le regole hanno un’eccezione e, nel mio caso,  credevo che si trattasse di una di queste. Ero in Guatemala quando ho vissuto questa breve e tormentatissima storia d’amore con un artigiano venezuelano di 25 anni (il mio primo toy boy) che vive in giro per il mondo vendendo le proprie creazioni fatte di pietre e argento. Lineamenti indigeni, capelli lunghi, pelle dorata ricoperta di tatuaggi. Ogni millimetro del suo corpo urlava: “Soy un hijo de puta y voy a romper tu corazon”. Viveva nel Lago Atitlàn da qualche mese ormai e, prima di conoscere me, era stato con una ragazza belga che era poi tornata nel proprio paese di origine. Entrambi erano rimasti con l’idea che, prima o poi, si sarebbero rivisti e continuavano a sentirsi ogni tanto mentre lui conduceva uno stile di vita molto, molto libertino. Dal mio punto di vista, quindi, la loro non era una vera e propria relazione. Per lo meno non nel senso tecnico del termine.

Per farvela breve, data la sua giovane età e la sua passione sfrenata per le donne, la nostra “storia” si trasforma in un disastro tra lacrime versate e litigate in spagnolo. Lui, dopo essere stato almeno con un’altra ventina di ragazze, decide di accettare un biglietto di sola andata offerto dalla famosa signorina belga che lo attendeva accecata dall’amore. Dopo pochi giorni dal suo arrivo in Europa mi cancella da Facebook e dopo qualche mese vengo a sapere che lei è incinta e che hanno intenzione di tornare in Centro America non appena nascerà il bambino. Mesi e mesi di silenzio e stamattina questo messaggio da lei.

Prima reazione: no vabbè.
Seconda reazione: adesso le rispondo e le spiego come stanno veramente le cose. Magari le consiglio di fare la stessa domanda alle altre mille tipe con cui è stato quello stronzo del suo ragazzo.

Ma poi mi fermo a pensare. Penso che adesso stanno insieme veramente, il loro bambino sta per nascere e che non hanno bisogno che il passato torni a bussare alla loro porta. Penso che se lei è arrivata a scrivermi dopo così tanto tempo significa che ha ancora tanto in sospeso e che mai come adesso ha bisogno di lasciarlo andare. E che raccontarle come sono andate veramente le cose avrebbe troppe conseguenze e non spetta a me interferire nella vita altrui.

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Credits: Pinterest

E così ho deciso di approcciarmi da amica. I primi messaggi sono stati sulla difensiva da parte di entrambe, ma poi le ho fatto capire che quello che conta veramente è che lui abbia scelto di tornare da lei e costruire una famiglia insieme. Che per quanto possa fare male, perdonare e lasciare andare è l’unica soluzione possibile per ricominciare. Mi sono rivista tantissimo in lei. Divorata da quel senso di insicurezza e di gelosia che non ti permette di vedere il mondo in maniera lucida. Ci sentiamo traditi mentre la nostra anima brucia e riporta a galla dolori ben più profondi. Ci aggrappiamo a qualsiasi dettaglio pur di trovare la conferma delle nostre incertezze. Niente ha più senso eppure ogni virgola sembra essere di vitale importanza.

Per liberarci da questo sentimento dobbiamo imparare a lasciare andare. Così come facciamo con vecchi vestiti e oggetti. Abbandonare per creare spazio. Perché la rabbia, la gelosia e il rancore ci corrodono l’anima, mentre noi abbiamo bisogno di fluire liberi.

La nostra conversazione si è conclusa con una forte empatia, abbracci virtuali e l’augurio di conoscerci presto. Spero solo non le venga in mente di tradurre questo post.

Beauty Vlog: Ricetta Scrub Naturale per il Corpo

Esfoliare e idratare. In altre parole applicare uno scrub naturale per eliminare le cellule morte dall’epidermide. Una sorta di rinascita per alleggerirci un po’ e abbandonare qualche pezzettino di noi che non ci serve più e che rende la nostra pelle incredibilmente morbida e soffice.

A volte Milano sembra farlo apposta. Proprio in questi giorni in cui la primavera inizia a fare il suo ingresso in punta di piedi la pioggia arriva durante il fine settimana stravolgendo ogni piano. E allora benvenute tisane (e bicchieri di vino) e qualche sana coccola per noi stesse.
In questo video realizzeremo insieme uno scrub naturale per il corpo super facile e pronto nel giro di pochi minuti.

Scrub Naturale con Avena, Caffe, Olio di Cocco, Miele e Lavanda 

Nel video vi spiego passo passo come realizzare questo vero e proprio elisir di morbidezza per la nostra pelle. Ma se non avete tempo di vederlo, ecco gli ingredienti di cui avremo bisogno:

– 3 cucchiai pieni di avena 
– 1 cucchiaio di miele
– 1 cucchiaio di olio di cocco (va bene anche olio di mandorla) 
– caffe in polvere
– 2/3 gocce di olio essenziale (io amo la lavanda) 

Per prima cosa prendete un frullatore e frullate i vostri tre cucchiai di avena. Abbiamo bisogno che diventi molto sottile per poter esfoliare la nostra pelle in profondità.
Adesso aggiungete qualche goccia di acqua tiepida per rendere l’avena più morbida e compatta. Aggiungete un cucchiaio abbondante di olio di cocco, un cucchiaio di caffe (che aiuterà a favorire la circolazione del sangue e combattere la cellulite – estate non ti temo!), un cucchiaio di miele e qualche goccia di olio essenziale a vostra scelta. Mischiate il tutto e nel giro di pochi minuti avrete ottenuto uno scrub naturale utilizzando direttamente ingredienti che potrete trovare nella vostra cucina o al supermercato.

Applicate questa formula magica sul vostro corpo facendo attenzione a compiere dei movimenti circolari, risciacquate e passate il resto della giornata ad accarezzare la vostra pelle super morbida.

Fossi un uomo avrei il pisello enorme

È da un po’ che una serie di pensieri svolazzano nella mia testa generando un ronzio che faccio fatica a ignorare. Sono tornata dal Guatemala da sei mesi ormai e, passato l’entusiasmo iniziale da comodità occidentali, il mio “rientro in società” inizia a starmi un po’ stretto. È l’energia della città, e nello specifico di una città come Milano, a rendermi aggressiva.

Me ne rendo conto nella mia quotidianità trascorsa con gli occhi perennemente attenti a controllare l’orario, come se non ci fosse mai abbastanza tempo e la vita fosse stata creata per essere vissuta di fretta. Come se fosse normale farsi strada tra decine e decine di persone che non conosciamo ma che non sopportiamo semplicemente perché esistono. Intralciano il nostro spazio, respirano la nostra stessa aria, condividono il nostro stesso vagone sulla metropolitana, a volte si permettono persino di fare la fila alla nostra stessa cassa al supermercato. Per non parlare di quando parcheggiano la macchina proprio in quel posto che avevamo visto prima noi. Da non crederci.

thelazytrotter, cristinabuonerba, milanoIeri mattina sono andata con una mia amica a fare un giro a Piazzale Cuoco dove la domenica prende vita un mercatino gipsy punk dove vendono veramente di tutto. Sebbene si tratti di un posto famoso per non essere frequentato da gentlemen e lord inglesi, mi è bastata una manciata di secondi per farmi ribollire il sangue nelle vene. E non mi riferisco alle persone che ti spingono, alla calca e ai venditori ambulanti, ma al fatto che due ragazze che vanno in giro devono dare per scontato che prima o poi, anche solo per qualche secondo, verranno importunate.

Un susseguirsi di uomini ci sono passati accanto abbozzando complimenti senza senso fino a quando non è arrivato lui, il mio preferito in assoluto. Lui che nel giro di pochi istanti è stato in grado di farmi venire la nausea e farmi provare ribrezzo e tristezza. Lui, che si è avvicinato a noi con il petto gonfio di ego e di quel modo di fare di chi ha un corpo grande e grosso ma un animo (e sicuramente anche un pisello) piccolo piccolo. Lui, che dopo aver capito che da parte nostra non avrebbe ricevuto neppure uno sguardo non solo ci ha etichettate come “**** di merda” (la prima parola è  rimasta indecifrata), ma ha dimostrato il proprio malumore con un bello sputo per terra a pochi centimetri dalla mia scarpa.

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Forse siamo tutti impazziti e non ce ne rendiamo conto. Forse arriveremo al punto in cui sputarci addosso sarà visto come un gesto normale, un po’ come mandarci a quel paese per strada. Forse abbiamo perso il contatto con la realtà ed è arrivato il momento di fermarci un attimo per osservarci con occhi distaccati. Come reagire in questi casi? Mettersi a fare un casino della madonna con il rischio di generare maggiore tensione o provare a lasciare stare nonostante le tue budella siano attorcigliate e la tua dignità di donna e di essere umano sia stata sputata e calpestata da uno sconosciuto?

Guardarlo con un misto tra ribrezzo, distacco ma anche perdono. Perché è solo attraverso il perdono immediato che si possono superare queste situazioni. Perché l’odio genera odio e l’unica alternativa possibile in quel momento sarebbe stata riempirlo di botte fino a perdere la sensibilità di braccia e gambe, ma poi non avrei fatto altro che diventare la versione peggiore di lui (e di me). E io sono differente. Fossi uomo avrei il pisello enorme, altroché.

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5 Motivi per cui ogni ragazza dovrebbe viaggiare da sola

Viaggiare da sola. Se fino a qualche anno fa l’idea di andare in un bagno pubblico senza farci accompagnare dalle amiche poteva apparirci come la rappresentazione massima della trasgressione e dell’indipendenza femminile, adesso ogni volta che ci colleghiamo sui social non facciamo altro che vedere gruppi di ragazze che viaggiano da sole e inneggiano alla libertà di movimento del gentil sesso.

Viaggiare. Da. Sola.
Io? E perché mai dovrei farlo? E se mi annoio? E se mi succede qualcosa? E se mi perdo? E se mi scappa la pipì e sono in giro, poi come faccio?
E se invece…. andasse bene? E se riuscissi veramente a liberarmi di tutte quelle paure che mi spingono a dire di no e potessi trovare la chiave per costruire le basi per una nuova me? Una me più indipendente, più coraggiosa e aperta al mondo e alla vita?

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Viaggiare da sola ti permette di fare quello che vuoi, come vuoi, quando vuoi e se lo vuoi
E non avete capito di che grandissima figata stiamo parlando. Vorrei fare una premessa: io non solo una sociopatica con tendenze autistiche che odia trascorrere il tempo con altre persone. Anzi! Strano ma vero, nei miei prossimi viaggi in programma in primavera non sarò da sola (!!!). Sono solo molto selettiva nella qualità delle persone con le quali scelgo di viaggiare e poi, hey, ripeto… sperimentare il gusto della libertà a 360 gradi in terra straniera non ha prezzo. Ho voglia di svegliarmi alle 11 di mattina e fare colazione con riso patate e cozze? Nessun problema, non devo chiedere il permesso a nessuno. Voglio trascorrere 3 ore in un parco invece di stare a gironzolare come una pazza per musei? Voglio passare ore a fotografare porte? Ottimo, non ci sarà nessuno a dirmi di smetterla. E così via. Seguire, assecondare e soddisfare solo ed esclusivamente i propri bisogni e le proprie curiosità per dare forma a quelli che saranno tra i ricordi più preziosi di tutta la tua vita.

the lazy trotter, thelazytrotter, cristina buonerba, viaggiare da solaViaggiare da sola ti insegna ad essere te stessa
E qui vi faccio un esempio pratico: avete presente quando ci troviamo nella nostra stanza, alziamo il volume al massimo e iniziamo a ballare libere e disinibite sapendo che a guardarci c’è solo lo sguardo cieco delle pareti intorno a noi? Ci muoviamo con quel pizzico di libertà in più che avremmo perso se anche solo un’altra persona si fosse trovata in quella stessa stanza. Senza nessun motivo in particolare, ma semplicemente perché la mente umana funziona in questo modo. Ecco, quando siamo in viaggio da sole la nostra destinazione si trasforma in quella stanza e come per magia siamo avvolte da un preziosissimo senso di libertà. Shall we dance?
thelazytrotter, the lazy trotter, viaggiare da solaViaggiare da sola ti permette di espandere la tua rete di conoscenze
E anche in questo caso è una semplice questione di circostanze. Quando siamo da sole, un po’ per carattere, un po’ per curiosità, un po’ per noia, siamo più aperte al prossimo.  È più probabile che la gente, specie la gente locale, inizi a parlare con te. Per quanto una donna che viaggia da sola deve cercare di fare un po’ più di attenzione, io ho sempre seguito il mio istinto e i miei viaggi mi hanno permesso di incontrare persone stupende lungo il mio cammino. Raccolgo storie e pezzettini di tutti quei volti che continuo a incrociare e ho amici a qualsiasi latitudine della mappa geografica. Non avere paura di esplorare: è questo il segreto per la felicità.

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Viaggiare da sola ti permette di conoscerti a fondo
Immagina di trascorrere ore e ore solo in tua compagnia, in costante movimento tra una destinazione e l’altra. Chilometri e chilometri di paesaggi che scorrono davanti ai tuoi occhi e si modificano senza sosta. Intere giornate trascorse in silenzio eccezion fatta per chiedere qualche informazione tecnica a chi incrocia il tuo stesso cammino. Viaggiare da soli è come invitare la propria mente e il proprio cuore a sbronzarsi da qualche parte. Ogni ora, ogni chilometro, ogni traguardo corrispondono a un drink immaginario e più passa il tempo più ci ammorbidiamo e siamo in grado di abbattere tutti quei filtri e quelle barriere che avevamo costruito per auto difenderci o auto compiacerci. Avere la possibilità di osservarsi dentro, per davvero, e cercare di capire se stiamo andando verso la direzione giusta o se, invece, è il caso di fermarsi un attimo, fare un bel respiro e dare un secondo sguardo alla mappa della nostra vita.
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Viaggiare da sola ti rende più cazzuta
Ed è la verità. Ti ritrovi da sola, lontana da casa e in terra straniera e l’unica persona sulla quale sai di poter contare in quel momento e per qualsiasi cosa sei tu. Quando viaggi da sola passi più tempo in silenzio e, di conseguenza, passi più tempo a osservare tutto quello che ti succede intorno. I tuoi occhi riconosco e decodificano una serie di piccoli dettagli a cui prima non avresti fatto neppure attenzione. Sei investita da una carica di adrenalina e libertà e ogni confine superato ti connette sempre di più con la donna forte e indipendente che è in te.

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Cartoline da Atene

Atene. Io e Lucia del Pasqua ce ne andiamo in giro per le strade della capitale greca. Opa!

Da brava femmina, le mie voglie vanno a periodi. In questo momento della mia carriera da Lazy Trotter mi sento arrapata di Europa dell’Est e di Mediterraneo. Sogno la Transiberiana, la Mongolia, l’Uzbekistan ma anche la Slovenia e l’Albania. Non vedo l’ora di tornare a Bali e di andare in Laos e Cambogia e nell’attesa continuo a supportare Ryan Air acquistando biglietti su biglietti.

La magia di vivere a Milano è che se ci si organizza bene ci si può muovere in mezza Europa con una media di quaranta euro andata e ritorno.
Questa è stata la volta di Atene che non solo mi ha conquistata ma mi ha sorpresa ad ogni passo.

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In trent’anni di carriera da lazy trotter non ero mai stata nella capitale greca. Come in tutto nella vita, affidarsi solo al giudizio di altre persone non basta. E così sono felice di non aver ascoltato tutti quei commenti negativi, perché personalmente trovo che Atene non solo sia molto, molto ma molto figa, ma ha tutte le carte in regola per diventare la mia prossima città preferita nel vecchio continente dopo Barcellona.

Economica, disordinata, ingarbugliata, isterica e caotica, dove la gente fuma ancora nei ristoranti e scorrazza in motorino senza casco. Calda, vivace e avvolgente. Strabordante di caffè, taverne e localini per strada.

Sospesa nel tempo e senza tempo, tra gloriosi strascichi di un passato da regina e ferite aperte di un presente che fa male.
Un’Acropoli da incantare occhi, cuore e fotocamera, ma anche una scena underground anarchica e controtendenza che si fa sentire forte per le strade.

E poi mercatini delle pulci, negozietti di cianfrusaglie e vecchi vestiti, tzatziki, olive, feta e chili di involtini in foglie di vite.

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Ecco qualche consiglio pratico per chi desidera fare un salto ad Atene iniziando subito dalle cose principali: il cibo. Opa!

Dove mangiare ad Atene:

Tivoli: Ho trovato questo posticino per caso mentre mi aggiravo tra le strade di Exarchia. Lucia non era ancora arrivata e per qualche motivo mi vergognavo a sedermi dove ci fosse tanta gente – mangiare da sola rappresenta uno dei lati oscuri del viaggiare in solitaria – così ho preferito scegliere un posto dove non ci fosse nessuno. E ho fatto bene. A quanto pare il Ristorante Tivoli rappresenta un’istituzione notturna nel quartiere. Il proprietario mi ha accolta offrendomi calici di vino e mille storie canterine. Oltre ad aver assaporato un delizioso trancio di salmone a soli 10 euro, sono stata intrattenuta da video e leggende musicali: Vinicio Capossela è un assiduo frequentatore di questo ristorantino che due volte a settimana offre musica dal vivo, e quando si trova in terra greca non perde occasione per salire sul palco e sculettare un po’.

Bel Ray Bar:  Se siete alla ricerca del posto perfetto per fare colazione o brunch lo avete trovato. Un animo leggermente hipster e un design che sembra essere uscito da Pinterest, Bel Ray è il classico posto “giusto” frequentato da flora e fauna locale e pieno pieno di gente da mattino a sera.

Yubaba Cafe Bistrot: In assoluto uno dei miei preferiti. Un bistrot dove poter mangiare qualcosina veloce a prezzi super economici, bere una tazza di tè (o una birra) e assorbire un’atmosfera un po’ retrò. La proprietaria sembra la versione greca di Amelie Poulain, non tanto per l’aspetto fisico ma per la sua energia un po’… beh, sapete… un po’ misteriosamente magica.

Ergon: Deliziosa cucina greca a prezzi ragionevoli. Trovo che questo ristorante sia la soluzione perfetta se vi trovate nei pressi di piazza Syntagma e state morendo di fame ma volete evitare uno dei tanti posti super turistici dove sicuramente la qualità del cibo sarà scadente. Ordinate i calamari e le polpette con feta e tzaziki. Mmmmm… che spettacolo.

The Trap Athens: Qui non si mangia ma si beve, tanto e benissimo. Ambiente informale e musica che si sposa perfettamente al contenuto del vostro bicchiere. Potete scegliere tra una vasta gamma di cocktail stampati su una bibbia-libro da veri esperti (anche conosciuti come alcolizzati). Cheers! 
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Dove Fare Shopping Vintage ad Atene:
Paese che vai, mercatino vintage che trovi. Devo ammettere che sono arrivata ad Atene con le migliori intenzioni: no shopping! Eppure come riuscire a resistere alla tentazione di dare uno sguardo qua e là? Se anche voi siete appassionate di abiti di seconda mano e vintage, Atene vi farà impazzire. L’intera città è piena di negozietti che vendono vestiti a prezzi bassissimi (ho preso due camice a 5 euro!). Fate un salto da Kilo Vintage  dove si possono trovare un sacco di cose carine al chilo. Sulla stessa strada (Ermou) poi troverete tantissimi venditori abusivi che vendono cianfrusaglie di ogni genere, da vecchi vinili a mobili, quadri e qualsiasi cosa vi venga in mente (io ho preso un paio di jeans a vita alta a due euro. Peccato che una volta arrivata a casa non mi si chiudevano neppure ma valeva la pena provare). Imperdibile una capatina al mercatino delle pulci a Monastiraki la domenica. Un autentico paradiso dell’usato!

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