Nostalgia Canaglia. Italia (a volte) manchi

A volte arriva senza neppure lasciarti il tempo di proteggerti. Arriva fredda, gelida; ruvida e dura, come uno schiaffo che vibra sul volto rilassato dal calore dell’alcol. Arriva e ti colpisce dritta al cuore; un colpo ben piazzato che non lascia spazio a seconde interpretazioni. C’è chi la chiama home sickness, nostalgia o semplicemente malattia del viaggiatore. Io la chiamo voglia di casa, voglia della mia terra. Desiderio di lasciarmi avvolgere da quelle che sono le mie radici, la mia gente, la mia storia. La mia lingua.

Eppure siamo in tanti a scappare. Mandrie di giovani impazziti, senza futuro e con un presente incerto che puntano il proprio dito sulla cartina del mondo e scelgono una nuova destinazione dove far crescere le proprie passioni, dedicare il proprio tempo e magari costruire qualcosa che abbia vagamente il sapore di sicurezza. Scappiamo via, siamo felici. Viviamo, cresciamo ma, nonostante tutto, lei arriva sempre. Puntuale come la dichiarazione dei redditi che tanto ci soffoca. Arriva, imponendosi con arroganza tra me mente e cuore, facendo passare magicamente tutti i problemi in secondo piano. E così anche solo per poche ore sparisce la disoccupazione, le tasse, la partita Iva. Renzi, la corruzione, il traffico, la Lega. I pomodori che sanno di mafia, il posto fisso, i concorsi pubblici. In testa svolazzano solo pensieri bianchi, rossi e verdi. Trionfa il senso di ospitalità, la passione che ti spinge a fare follie. L’amore per l’amore – perché in fondo ammettiamolo a testa alta: l’amore come lo si fa tra i confini del nostro paese non lo si fa da nessuna altra parte. L’abbraccio di tua madre. Il suono del campenellino della tua cagnolina che felice ti aspetta dietro la porta di casa. L’odore del sugo che cuoce per ore nella pentola di coccio. Il tik tik dei cucchiaini che affogano nelle tazze di caffè al bar. La sensualità dei profili delle nostre donne.

Impellente necessità di antipasti misti, taralli e frittura di pesce. Tramonti morbidi, che colorano il cielo e ti fanno sentire protetta da quella terra che ti appartiene e sarà tua per sempre. Nonostante tutto. Nostalgia di quel senso dell’umore diretto e un po’ pungente che ti concede il lusso di colorare dialoghi con mortacci tua disseminati qua e là senza che nessuno se la prenda sul personale. Le file scomposte e i servizi pubblici che tanto non funzionano mai.

Rimbomba quel viscerale bisogno di macchia mediterranea, di giri in motorino e di gelati alla nocciola e pistacchio mangiati in riva al mare. Desiderio di sud. Di profumo di soffritto nell’aria. Di olio di oliva. Di casa. Di mpepata di cozze. Di infinita accoglienza e di altrettante castime. Voglia di barocco, di stradine e di vino bianco. Voglia di mare e di ulivi. Retaggi di un’Italia che era, che non è e che forse non sarà più.

Nostalgia. A volte arriva. E quando arriva, brucia.

Nostalgia canaglia, italia, the lazy trotter, cristina buonerba

Nostalgia canaglia, italia, the lazy trotter, cristina buonerba

7 Discussions on
“Nostalgia Canaglia. Italia (a volte) manchi”

Leave A Comment

Your email address will not be published.