Il Paese più bello

Sono due giorni che non metto piede fuori casa. Forse devo rassegnarmi all’idea di essere una gringa qualsiasi e ammettere che nonostante abbia trascorso un anno in Asia mangiando streetfood, e nonostante vanti sul mio curriculum svariati banchetti a base di cozze pelose salentine, il mio pancino non è poi così invincibile. Io, che in questi tre mesi a San Marcos de la Laguna mi sono auto proclamata una sorte di super eroe per non aver contratto nessun tipo di infezione o malattia (e ce ne sono in giro tante, credetemi: dai semplici batteri intestinali alla dengue passando per la scabbia), credo di dover sventolare ufficialmente bandiera bianca. Modalità bua: ON.

Mi sento debole, primo ho caldo, poi freddo; ho i brividi e poi ho di nuovo caldo (🎶dlin dlon🎶comunicazione di servizio: Mamma, lo so che mi stai leggendo. No, non ho contratto una malattia virale che mi farà fuori in maniera lenta, devastante e dolorosa. È inutile che cerchi su internet la lista dei virus più letali per questa summer 2016. Ho solo un po’ di influenza. Sine, sto mangiando. Stai calma). Niente di cui preoccuparsi, insomma. Ripenso a quella volta in cui mi trovavo a Rishikesh, in India: mi sono fatta il bagno nel Ganga ma, presa dall’emozione, ho dimenticato di cucire la mia bocca con doppio filo spinato e ho ingoiato qualche goccia di quell’acqua santa… Ecco: in quell’occasione ci sarebbe stato da preoccuparsi. E tanto anche. Diciamo che questo malessere in confronto è una passeggiata di salute.

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E così eccomi qui, rintanata nella mia casetta che non offre nessun tipo di comfort per giornate come queste. Internet va talmente lento che non mi permette neppure di vedere quei dieci secondi di pubblicità di YouTube senza interruzioni. Mi sto curando con medicine naturali e grandi quantità di aglio ma naturalmente l’acqua va via per ore e credetemi, questo rende tutto molto più difficile (sarà forse per disguidi di questo genere che morirò zitella?). Ormai mi è venuta la tendinite al pollice a furia di fare doppio click su Instagram, ho lavorato, ho letto, ho ascoltato musica e ho persino azzardato qualche passetto audace di cumbia cercando di shakerare le mie bellezze salentine. Tempo totale occupato: 2 ore (lavoro escluso). Sono sveglia dalle 7. E mo che faccio? Se esco di casa  mi gira tutto e così mi ritrovo sola e pazza tra queste quattro mura (none mamma, sto bene. Stai tranquilla!).

Spinta dalla noia faccio quello che non farei mai se solo avessi avuto altra scelta: mettere in ordine. E così inizio a sistemare un po’ di foto vecchie e, guardando tutti questi frammenti di mondo, penso a una domanda che mi viene posta spessissimo: tra tutti i posti che hai visitato, qual’è il paese più bello? Domanda difficilissima alla quale non riesco mai a dare una risposta. Il fatto è che ogni paese è diverso e ogni paese, a sua volta, ti rende diverso. Ogni angolo di questo mondo serve a stimolare sensazioni differenti, a insegnare lezioni differenti e a mettere in luce lati differenti del nostro essere.

Non saprei quindi scegliere il paese che mi è piaciuto di più, ma posso certamente dire quali sfumature mi hanno catturato il cuore.

L’essenza di gelsomino in India. I mercati di sari in India. I gioielli in India. Le pietre in India. L’India.
I tramonti della Birmania. I bambini della Birmania e il fatto che appena ti vedono ti salutano dicendo bye invece di hello! 
Il cibo della Thailandia. Qualsiasi cosa. In qualsiasi regione. A qualsiasi ora.
Il cielo stellato del Lago Titicaca in Bolivia.
Le donne indigene delle montagne di Sapa, nel nord del Vietnam.
Buenos Aires. I colori ruvidi delle montagne del nord dell’Argentina.
I batik a Bali. I piatti a base di tempe a Bali. Le scuole di yoga a Bali. Bali.
I temporali tropicali a Karimunjawa, Indonesia.
Gli spostamenti in barca da un villaggio all’altro del Lago Atitlan in Guatemala. I colori delle strade di Antigua. La popolazione Maya.
Barcellona.
I locali di blues a Chicago.
I dim sum di Hong Kong. I negozietti di cazzate a Hong Kong.
Il lungotevere a Roma.
I bambini in Nepal. Kathmandu.
Lecce. Tutta.
Gli arancina a Palermo.
I bagni dei centri commerciali a Dubai.
La natura libera e selvaggia dello Sri Lanka.
I negozietti vintage a Londra.
Il salmone in Svezia.
Abbondanti porzioni di baba ganoush in Turchia. La Kapadokya.
La magia senza fine di Cuzco, Perù.
Gli spazi infiniti dell’Australia. I chinese noodle di Sydney.

Potrei andare avanti per ore. Ah, mondo 💖 Quanto sei infinito?

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