Guatemala: lezioni di nostalgia

Sono giorni, per non dire settimane, che provo a lasciare il Guatemala e il Lago Atitlán. Il mio visto è scaduto da tempo e anche io faccio parte ufficialmente della squadra dei sin papeles. Nessuna paranoia, considerando che pagando una multa posso risolvere il problema senza troppi drammi.

Più provo ad andar via da qui e più sento una voce che mi sussurra di restare. Mi chiede di rimanere perché questo luogo così magico ha ancora tanto da insegnarmi. Questa terra, questa laguna, questo lago mi sono entrati dentro, mi hanno abbracciata e accolta nella loro quotidianità mettendo in evidenza sfumature del mio essere che credevo non facessero parte di me ma che invece se ne stavano assopite e silenziose, aspettando solo di essere accarezzate dalle acque di questo lago.

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Tra i doni più preziosi che ho ricevuto dalla laguna c’è la capacità di accogliere e abbracciare la nostalgia; questo sentimento così articolato e profondo che molto spesso il nostro essere tende a rifiutare ma che invece andrebbe accettato in tutte le sue sfumature.
Qualche giorno fa un mio amico mi ha chiesto quale fosse la mia ricetta per tirarmi su di morale quando sono triste. Ci ho pensato su prima di rispondere, ma credo che la soluzione migliore sia semplicemente accettare e accogliere la propria tristezza. Sviluppare l’abilità di osservare questo sentimento che a volte può apparire così violento e totalizzante lasciandogli lo spazio che merita, permettendogli di fluttuare all’interno di noi e di comunicarci qualsiasi lezione sia venuto a insegnarci. La nostalgia non è altro che un capriccio del nostro subconscio; pura espressione di imperfezioni e angolature di un qualcosa che vorremmo avesse un sapore differente. Come un serpente che si insinua silenzioso nella nostra mente. Ma i serpenti sono simbolo di forza, femminilità e sensualità. Sono animali sacri che non dobbiamo temere, ma che piuttosto dobbiamo ammirare con forte rispetto.
E lo stesso credo che valga per la nostalgia. Inevitabile compagna di viaggio, maestra di vita, amante e nostra carnefice allo stesso tempo. Accogliamola, rispettiamola e lasciamola fluire libera, con la consapevolezza di poterla osservare con occhi obiettivi e di non permetterle di rimanere troppo a lungo dentro di noi.
La luna piena. La stagione delle piogge. La lontananza. I miei ingredienti perfetti per dare forma a una nostalgia sana che mi insegni a vibrare libera dalla paura di sentirmi triste curando allo stesso tempo il cuore e la mente.

Photo Credits: Nadia Hakim 

 

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