Affogare per imparare a respirare.

[Diari di viaggio.
Appunti di una notte ad Had Yuan – Thailandia. Settembre 2014]

Il cielo è illuminato da una leggera polvere di stelle. Intorno a me la natura si sveste, mostrandomi il suo profilo più morbido in tutta la sua generosità. A quest’ora la baia ha un sapore diverso, un sapore più intimo, più delicato. Non ci sono bagnanti a occupare la spiaggia; nessun telo steso sulla sabbia, nessuna crema abbronzate, nessun click click dei cellulari intenti a immortalare questo panorama da cartolina. Solo cielo, acqua e sabbia. Sgattaiolare di notte dal mio bungalow per godere della spiaggia deserta sta diventando, giorno dopo giorno, un’autentica necessità. Intravedo in lontananza la luce verde dei pescherecci. Provo a immaginare che gusto abbia la notte vissuta a bordo di quelle piccole barchette. Ore e ore trascorse in solitaria ad aspettare di catturare la propria preda mettendo in pratica un delicato gioco di potere tra pesce e pescatore, tra rete e vita. Come riempiono le loro nottate questi uomini che hanno il compito di portare a casa un bottino fatto di squame e lische? Bocconi divini destinati a riempire le pance sempre più affamate di noi occidentali pieni di banconote in vacanza in quel che resta di questo paradiso terrestre. Sorseggiano birra e mangiano ciotole di riso preparate dalle proprie mogli. Contemplano la luna, ascoltano il rumore delle onde che accarezza il legno della propria barca. Magari, più semplicemente, mettono da parte il romanticismo e osservano la vita attraverso le lenti della quotidianità. Pensano a come riuscire ad arrivare a fine mese, ai propri figli che crescono, a quello stupido battibecco con la moglie prima di uscire di casa; al sapore del curry, che forse avrebbe bisogno di un pizzico di latte di cocco in più, alle curve mozzafiato di quella giovane turista in bikini che ha catturato il loro sguardo qualche ora prima. La mia mente li abbandona e torna da me, a riva.


affogare per respirare, the lazy trotter, thelazytrotter
La leggerezza del mare mi tenta, sussurra il mio nome a squarcia gola. Riuscire a ignorarne il richiamo è una missione quasi impossibile e in fondo perché mai dovrei trattenermi.
Consegno carne, ossa e sangue alle onde. Lentamente, come se stessi prendendo parte a un rituale di purificazione. Sono allo stesso tempo sciamano e vittima sacrificale. Il mare è il mio altare, la notte il mio tempio. Completamente immersa nell’acqua osservo il mio respiro che cambia. Il mio corpo e il mio istinto si adattano naturalmente alle leggi della fisica. Piccole perle di ossigeno fuoriescono dal mio naso permettendomi di continuare a scorrere libera. Fluida. D’improvviso sento il bisogno di riprendere aria: per quanto provi a spingermi oltre, il limite il mio istinto di sopravvivenza prevale. Succede sempre così. Quella piccola voce che vive dentro di noi continua a farsi sentire, portando con sé la risposta giusta.
Questa notte gioco a essere una sirena, ma solo a metà. Metà, come la luna che mi osserva dall’alto e si concede solo in parte, come se la mano di qualcuno l’avesse meticolosamente divisa in due porzioni di identica misura. Una si svela ai miei occhi, l’altra si fa aspettare ancora qualche altro giorno prima di concedersi del tutto. Mi sento viva e rinata e, per un curioso gioco di contrasti con il timido svelarsi della luna, decido di lasciarmi andare completamente e di permettere alla forza di gravità di occuparsi di tutto il resto. Mi è sempre piaciuto fare il morto a galla: assaporare quel gusto un po’ macabro che ti da l’idea di sfidare il destino sapendo coscientemente che in fondo si tratta solo di un gioco. Occhi chiusi. Corpo fermo. Braccia e gambe aperte. Sospesa a metà tra cielo e mare, fluttuando leggera in questa non dimensione. L’acqua bacia la superficie della mia pelle. Non tutta, però. Ci sono delle porzioni ribelli del mio corpo che sfuggono. Le ginocchia, la punta delle dita. Il solco tra i seni. La fronte, gli occhi; il naso, la bocca. Piccoli pezzi di me che appartengono ancora alla terra, mentre tutto il resto è impegnato a fare l’amore con il mare. Mare, mare, mare. Liquida meraviglia in continuo scorrimento. Regno infinito di creature misteriose. Limpido e caldo in superficie, scuro e freddo nei suoi abissi. Il mare è inizio e fine.
Questa notte 
è mia. Questa notte rinasco più forte e più debole, più donna e più bambina. Mi preparo a intraprendere i miei primi passi da sola in un mondo che non ha più lo stesso sapore. Affogare per imparare a respirare.

the lazy trotter, affogare per imparare a respirare, cristina buonerba, pensieri

 

1 Discussion on “Affogare per imparare a respirare.”

Lascia Un Commento, Fammi Sapere Cosa Pensi

Your email address will not be published.