Cartoline da Cuba: La Havana

Alla fine l’ho fatto. Dopo aver salutato il mio amato Guatemala sono volata a Cancún – sapevate che questo aeroporto offre alcune delle tariffe più convenienti da e verso il Centro America? Se siete in Europa e volete venire in questa fetta di mondo provate a dare uno sguardo ai voli diretti qui; se la vostra destinazione non è il Messico ma un altro paese fate come me: dopo un paio di giorni di relax (io ho scelto di isolarmi dal caos di Cancún e di rifugiarmi tra le acque di Isla Mujeres) mi sono imbarcata per la Havana. E che l’avventura abbia inizio. cuba havana tha lazy trotter

La Havana non è una città ma una vera e propria esperienza. Non appena si mette piede in terra cubana si viene travolti dal suo ritmo caotico, confuso e disordinato. Sono qui solo da un paio di giorni e ho sperimentato un’infarinatura molto generale della capitale, tuttavia sento il richiamo delle dita affamate di tastiera e il desiderio di condividere parte del mio viaggio. Sono passata dalla tranquillità assoluta di un villaggio maya al caos sfrenato dell’Havana e ammetto che anche una lazy trotter come me sta facendo fatica ad assorbire il colpo. Il contrasto è immenso. Dopo essere arrivata a Cuba ho dormito quattordici ore di fila e mi sono svegliata solo perché avevo fame. E poi il caldo, ay Dios mio! Non parliamo del caldo. Quel genere di afa che insieme allo smog e all’asfalto che si scioglie sotto i piedi ti violenta l’anima e ti fa sudare anche da fermo.

Ho trascorso questi ultimi due giorni tra il Vedado – dove si trova la casa particular dove dormo – e la Havana Vieja – un vero e proprio flusso di gente, stradine e arte a cielo aperto.
La Havana è come uno di quei libri di racconti apparentemente slegati tra di loro ma che custodiscono lo stesso filo conduttore. Gli occhi di un’amante di muri colorati e decadenti come me stanno vivendo un vero e proprio orgasmo senza fine. Ogni angolo è una cartolina. La Havana trasuda fascino. La bandiera nazionale e immagini del Che e di Fidel Castro trionfano con orgoglio nei bar, ristoranti, nelle case, negli androni dei palazzi, per strada. A volte anche sulle vetrine dei negozi. Ad alternare la bellezza bohemia e fatiscente dell’architettura ci pensano le macchine d’epoca che sfrecciano in lungo e in largo, le insegne dei locali, le cabine telefoniche disseminate dappertutto. Quel sapore di un’epoca che non esiste più ma che è riuscita a sopravvivere solo su quest’isola. E poi i fiori. Freschi, colorati, bellissimi e selvaggi. A proposito di flora e fauna locale… posso affermare con estrema sicurezza che la popolazione cubana gode di sana e robustissima costituzione. Ovvero: mi innamoro un centinaio di volte all’ora. Qui la gente ha dei corpi che… che ve lo dico a fare.
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Oltre a essere tutte e tutti incredibilmente boni, gli havanesi sono meravigliosi e super ospitali. Vengo fermata in per strada da gente che mi sorride e continua a urlarmi mi vida, mi belleza, mi amor! Non mi sentivo così figa da quando ero in Birmania e il solo fatto di essere bianca e bionda mi rendeva automaticamente una superstar. Non so quanti numeri di telefono ho ricevuto da persone che continuano a chiedermi se ho bisogno di aiuto – la cosa più tenera è che la gente mi detta il proprio numero di casa. E chi lo usa più il telefono di casa nel mondo moderno? Ieri sono inciampata in una pozzanghera e nel giro di pochi secondi è sbucato un signore che mi ha offerto il suo fazzoletto di stoffa per asciugarmi il piede, mentre oggi ero su un taxi compartido, mi mancavano un paio di monete per pagare e me le ha offerte un signore che viaggiava accanto me.

E vi ricordate quando in uno dei miei post mi vantavo delle mie doti di spagnolo da strada? Ecco, mi ero completamente sopravvalutata. Uno degli sport nazionali qui all’Havana consiste nel mangiarsi le parole e parlare velocissimo. Un mese in quest’isola sarà muy interesante.

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