Morirò zitella

Morirò zitella. E questo si sapeva già da tempo. Si tratta di un triste pensiero al quale ho fatto l’abitudine, considerando che alla soglia dei trent’anni (quantiii?) posso contare su un sedicente numero di avventure amorose e qualche storia importante che però non ha mai raggiunto la durata di un anno. Mai. Io ai 365 giorni non ci arrivo. E si tratta di un fatto scientificamente provato. La leggenda narra che chiunque avrà la pazienza, le palle, il coraggio, la follia, la creatività, la dolcezza e la fortuna di rimanere al mio fianco per un anno intero, probabilmente riuscirà ad assaporare lunghi sorsi di vita con me. Essendo pazza, l’idea di riuscire a trovare il candidato capace di superare questa sfida la vedo più come un’utopia, una forma di arte astratta e, nel profondo, anche come una trasgressione, e non come un fatto che possa realmente accadere.

Alla durata dell’amore ne preferisco la qualità. Credo nella verità dell’amore di storie brevi ma consumate a cuore aperto, tanto quanto nella profondità che nasce tra due persone che si condividono da anni. Perché il tempo non è sempre il termometro giusto con cui poter calcolare l’intensità di un amore. Al vissero per per sempre felici e contenti non ci ha mai creduto nessuno. E, comunque, anche se fosse stata una possibilità fattibile, ormai è scaduta. Non esiste l’happily ever after nel 2016, in un mondo in cui tutto, ma proprio tutto, è in continua evoluzione e a tempo determinato. A volte due persone sono destinate a regalarsi tutto il meglio che hanno solo per un periodo di tempo limitato; quando questo accade, credo che sarebbe meglio riconoscerlo, ringraziarsi per gli attimi di vita condivisi e per le lezioni imparate e, semplicemente, lasciarsi andare. Piuttosto che precipitare in un vortice di abitudine e di verità non dette. Un sofisticato intreccio di aspettative, paure, ritagli di un amore che non ha più lo stesso sapore; ricordi, sogni dai profili sbiaditi e velate sicurezze. Lacrime e sangue, per dirla alla Pietro Savastano.

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Certo, il tempo è un abile maestro, e io non conosco ancora le lezioni che si apprendono nel vivere una storia d’amore che duri anni; non conosco il sapore del crescere insieme, dell’accompagnarsi, del condividere gioie, dolori e quella tanto temuta abitudine. Non so ancora cosa significhi stare con la stessa persona a lungo, ma approfitto del tempo che trascorro in solitaria per imparare a conoscermi e a stare con me stessa. A volte si corre il rischio di rimanere avvinghiati a storie d’amore sbiadite per paura di rimanere da soli. Ma spesso dimentichiamo che anche lo stare da soli insegna lezioni infinite. Stare da soli permette di conoscerti fino in fondo; di entrare in contatto con le numerose sfumature che ti compongono, e – almeno nel mio caso – posso confermare che sono assai. Stare da soli ti aiuta a scoprire chi sei per poterti accettare veramente e – finalmente – amare. E forse è questo il valore più importante al quale bisogna guardare per calcolare la profondità di un amore. Perché a volte ci dimentichiamo che prima di poter amare abbiamo bisogno di amarci. E l’amore per noi stessi arriva quando ci dedichiamo tempo, quando ci ascoltiamo; quando ci rispettiamo e quando diamo retta a quella voce interiore che ci sta sussurrando quello di cui abbiamo bisogno.

P.S.
Queste foto non sono un invito a fumare. La mia amica fotografa Nadia Hakim mi ha chiesto di prepararle una sigaretta mentre facevamo uno shooting.

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