Paranoie da Social Media – Cinque situazioni in cui il cervello entra in pappa

Paranoie da social media. Ovvero tutti quei momenti in cui il nostro cervello se ne va in pappa dopo aver letto o postato qualcosa su Facebook, Twitter o Instagram. Essì, perché che ci piaccia o no, questi mondi paralleli dove noi tutti – chi più e chi meno – abbiamo trasferito la nostra residenza virtuale, oltre a farci allenare i muscoli del pollice opponibile spesso e volentieri creano attimi di vera paranoia nella nostra testa.
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1. Il Like Bionico

Sappiamo tutti come si usa uno smarphone. Trascorriamo una buona fetta del nostro tempo a far scivolare verso il basso i cambiamenti di status e le foto dei nostri amici. Sappiamo tutti che cliccare su quel simboletto a forma di pollice in alto significa fare like a un post, mentre non fare un bel niente significa non fare un bel niente. L’equazione non potrebbe essere più semplice.

Eppure.
Eppure quando capita di far vedere la foto di qualcuno che ci interessa in maniera particolare c’è qualcosa che scatta nel nostro cervello e annebbia completamente la nostra capacità di ragionare in maniera lucida. Esempio: siamo a cena con le nostre amiche e, per puro, anzi purissimo caso, iniziamo a parlare di un ragazzo che ci piace (o di una tipa che ci sta altamente sulle palle). Ovviamente è impossibile portare avanti un discorso senza fornire del materiale visivo di supporto, nello specifico tutte le foto che ritraggono questa persona negli ultimi 3-6 mesi della sua vita. In questo caso però non saranno sufficienti le due/trecento raccomandazioni “oh mi raccomando non toccare NIENTE casomai fai Like e si accorge che stavo guardando il suo profilo”. Il cellulare viene trattenuto con la punta delle dita e a una certa distanza di sicurezza. In fondo non si sa mai, metti che ci scappa un like con lo sguardo? O meglio ancora… con il pensiero?

Le foto vengono analizzate in ogni minimo dettaglio (dall’abbigliamento alla location, dalla posizione delle mani alla latitudine e l’orario in cui è stata scattata – ci sono tantissime conclusioni alle quali noi donne possiamo arrivare da una semplice foto), e nei casi in cui le paranoie da social media diventano ancora più insistente, il nostro tono di voce tende naturalmente a calare, quasi come se fosse un bisbiglio. Quasi come se avessimo paura che, per qualche strana magia, quella persona potesse sentire le nostre conversazioni attraverso il nostro cellulare. Shhhh.
Mark Zuckerberg grazie, ci hai ufficialmente fottuto il cervello.

2. Quando i Genitori Commentano i Tuoi Post

Questa è una delle mie paranoie da social media preferite. Sappiamo bene come funzionano queste cose; in un marasma di foto e status sui social c’è sempre chi ci sorprende con quel commento di troppo o con quella frase fuori contesto che non ha nulla a che vedere con il contenuto appena postato. La questione inizia a diventare  scomoda quando like e commenti arrivano dritti dritti dalle manine di mamma e papà.

Ho provato a lungo a ignorare la loro richiesta di amicizia, facendo finta di non averla mai ricevuta o cercando di ribadire che si tratta di uno spazio dedicato solo ai miei amici virtuali, ma loro ti fissano con quello sguardo passivo aggressivo che lascia intendere: “Ma come, sulla tua pagina Facebook c’è spazio per tutti tranne che per i tuoi genitori, proprio noi che ti abbiamo dato la vita e che ti abbiamo insegnato a stare al mondo? Guarda che a noi non ce ne frega niente di farci i fatti tuoi, vogliamo solo sapere che stai bene”. Spinte dai sensi di colpa e da una temporanea perdita delle capacità di giudizio, decidiamo di accettare quella benedetta richiesta di amicizia raccomandandoci più e più volte: “Oh, mamma mi raccomando però, NON commentare niente”.

Ma come resistere alla tentazione di scrivere “bella della mamma tua” con tanto di emoticon a forma di gattino 3D che sboccia in una pioggia di cuoricini proprio sotto quella foto in cui facciamo di tutto pur di sembrare sexy e irraggiungibili (vedi punto 5)? O meglio ancora, come resistere alla tentazione di utilizzare i commenti alle foto su Facebook come una chat privata, un po’ come se fosse WhatsApp? Una volta mia madre ha commentato un mio selfie scrivendo: “Tra quanto arrivi? Sbrigati che è tutto pronto e dobbiamo cenare”.
Grazie mamma.

E concludo questa paranoia da social media dicendo solo che dopo aver postato questa foto su Instagram mio padre è stato uno dei primi a fare like. Bella di papà!
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3. Le Storie su Instagram 

Da quando Instagram ha sfilato lo scettro a Snapchat permettendo ai propri utenti di postare le storie, chi ha bisogno di sprecare tempo guardando la televisione? Sarà la durata così fugace e transitoria – video di una manciata di secondi da consumarsi preferibilmente entro l’arco di 24 ore – fatto sta che tutti ci sentiamo in diritto e in dovere non solo di condividere every step we take, ma anche every meal we eat, considerando che se non fotografi il tuo piatto e non ti geolocalizzi godi solo a metà. Io per prima ammetto di essere una postatrice seriale di storie su Instagram, spinta da quella vocina che continua a ripetermi che devo informare tutti, ma proprio tutti voi che sto andando a fare yoga, che mi sto preparando il pranzo, che mi fa male la cervicale, e condividere quello che mi passa per la testa parlando sola e pazza alla fotocamera del mio cellulare mentre cammino per strada.

Se da un lato, quindi, le storie di Instagram sono diventate pane quotidiano nella nostra dieta a base di social media, dall’altro questo giochino così divertente è uno dei principali generatori di paranoie da social media perché nasconde un’incognita fondamentale: se ne fotte della privacy. Oh yeah. Instagram Stories è un servizio con portineria: quel piccolo occhietto spione in basso a sinistra prende nota di chiunque sia passato dal nostro profilo. Un po’ come se urlasse: s.g.a.m.a.t.o!

Se siamo finite sulle storie di Chiara Ferragni ce ne freghiamo, certo. Ma se invece si tratta di qualcuno che “non-deve-assolutamente-sapere-che-sto-ancora-vedendo-cosa-sta-facendo” allora lì sono cazzi. Ho visto gente contorcere contemporaneamente un centinaio di muscoli facciali dopo aver scoperto per la prima volta che si può sapere chi ti ha visto le storie. Watch out, quindi. Quell’occhietto è sempre vigile.

4. Un Like è Molto Più di Quel Che Sembra

Se proviamo a rifletterci, un like non è altro che un semplice movimento delle dita. Un pollice virtuale che si alza e traduce una nostra manifestazione di apprezzamento. Quanti like elargiamo al giorno quando ci connettiamo sui social? Il doppio pollice sboccia in un cuoricino ogni volta che vediamo una foto o un video che ci diverte, che ci piace, o che abbia richiamato la nostra attenzione in qualche modo. Giusto? Giusto.

Un like su Facebook o su Instagram, quindi, non dovrebbe avere molta importanza e non dovrebbe assolutamente contribuire a far nascere nella nostra testa paranoie da social media. Giusto? Manco per niente. Ho visto paesi entrare in guerra per molto meno. E ho visto apocalissi prendere forma in seguito al like sbagliato al post sbagliato. Fare like a un video di cagnolini che giocano non ha nessun significato, ma fare like (o ricevere like; te lo spezzo quel pollice in alto, hai capito?) a una persona in particolare, ecco quello è un errore madornale che, a seconda del giorno del mese in cui ci troviamo, potrebbe scatenare catastrofi devastanti all’interno dell’ecosistema della nostra relazione.

5. I Messaggi Subliminali Post Rottura

Ovvero tutte quelle frasi, citazioni, foto e canzoni che vengono postate avvolte da un apparente velo di innocenza ma che sono indice di una vera e propria guerra fredda. Messaggi criptati che a confronto fanno apparire CIA e Mossad come dei principianti. Cioè mi vorreste per caso dire che un aggiornamento di status è solo un semplice aggiornamento di status? Ma siete matti? Si tratta di un chiaro, anzi chiarissimo, riferimento a fatti realmente accaduti che è stato selezionato e postato con la precisa intenzione di fare apparire il tutto il più casual e spontaneo possibile e non, invece, il risultato di svariate seghe mentali su come far rosicare di morte la persona interessata. 

Organizzare conference call con la propria migliore amica su cosa scrivere e trascorrere ore ad allenare i muscoli delle braccia a suon di selfie presi dall’angolazione giusta con il fine di mandare un solo, unico e inequivocabile messaggio: “sono libera, felice, selvaggia e non sto assolutamente facendo tutto questo per richiamare la tua attenzione e fare finta di non volerla. Ma chi, io? Tsss.”

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E voi vi ritrovate con queste paranoie da social media? Quali sono quelle piccole cose che fanno parte dell’ordinaria amministrazione nel mondo virtuale capaci di farvi mandare il cervello in pappa? Raccontatemi pure, sono curiosa!

Foto Credits: The one and only Lucia Del Pasqua  

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