Quasi trentenne. Single, precaria e francamente me ne fotto.

Ammetto che la mia mente gioca a rincorrere questo pensiero da un bel po’. Saranno i trenta che bussano alla porta – manca poco più di un mese al mio happy birthday – o forse saranno tutte quelle foto di matrimoni e cappellini pubblicate su Facebook, fatto sta che riuscire a non pensarci diventa sempre più difficile.

Parlo del classico bilancio della propria vita; quella sorta di ordine del giorno che inevitabilmente ci si ritrova a fare alla vigilia di una data apparentemente così significativa. Lavoro, amore, salute… cose di questo tipo. Sogni realizzati e nuovi obiettivi da prefissare. Progetti futuri. Responsabilità. Una pioggia di meteore impazzite che si scatenano con violenza sul nostro subconscio generando lunghissime riflessioni sotto la doccia. E così la mente crea e distrugge, amplifica e disfa pensieri che  – fino a pochi anni fa – sembravano lontani anni luce. E invece il tempo passa, scorre seguendo il ritmo dettato dalle nostre scelte riempiendo le nostre vite con infiniti tasselli che cercano di fare del proprio meglio per incastrarsi tra loro.

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Tra tutte le mie amiche più care non solo sono l’unica a essere single in questo preciso momento storico, ma sono l’unica a essere quasi sempre single. Sono l’unica a non aver mai avuto una storia che sfiorasse la durata di un anno, ad abbracciare la filosofia dello zaino in spalla con tanta passione e a non esitare un secondo a rinunciare alla comodità del certo e del sicuro per lanciarsi a braccia aperte verso il mondo.

Compiere i fatidici trenta non mi spaventa. Anzi. Questi ultimi anni sono stati una scoperta costante; un viaggio interiore ed esteriore che mi ha insegnato a riconoscere e ad accettare il mio essere. Secondo la numerologia, la realizzazione della vita di ogni essere umano si divide in cicli di 27 anni. Personalmente sento di “aver anticipato i tempi”, considerando che il mio grande momento di svolta è avvenuto a 26 anni quando decisi di lasciare il mio lavoro, mollare il mio fidanzato di allora (se avessi resistito un altro po’ magari sarei arrivata a un anno), fare le valigie e trasferire il mio codice postale a Sydney, Australia. Quella scelta così preziosa ha aperto le danze a un valzer di esperienze che si sono susseguite una dietro l’altra, dando forma alla donna che sono adesso e delineando dettagli del mio essere, tra cui il preziosissimo dono dell’onestà. E non parlo della totale assenza di bugie dal mio copione; mentirei se dicessi che non mento mai. Ma mi riferisco piuttosto all’essere onesta con me stessa, al riconoscere quando e come desidero qualcosa e, soprattutto, al non mettere troppo in discussione i miei pensieri.the lazy trotter, thelazytrotter, trent'anni, trentenne

Durante i miei viaggi mi è capitato spesso di incontrare donne sulla quarantina senza figli, senza un lavoro fisso e senza un compagno; anime sciolte, ribelli e solitarie che alla sicurezza della famiglia, del contratto a lungo termine e della casa hanno scelto il mondo. Mentirei ancora se dicessi che a primo impatto la mia mente ha formulato pensieri poco gentili nei loro confronti. Dal poverine al chissà cosa hanno che non va al non voglio finire come loro. Poi però mi metto a pensare…

Penso che forse loro hanno scelto quella strada perché la libertà di saltellare da un continente all’altro vale di più della magia del diventare mamma. Penso che forse le circostanze della loro vita – o per lo meno di questa vita che il loro essere sta vivendo adesso – le ha poste davanti a questo scenario perché è questa la strada giusta per evolversi e conoscere se stesse attraverso se stesse. Penso che in fondo non possono sentire la nostalgia di un qualcosa che non hanno mai avuto; penso che sì, probabilmente se avessero il pancione e un compagno si sentirebbero complete, ma se non è successo significa che non si tratta del cammino che sono destinate a percorrere.

Penso che trent’anni non sono poi così tanti, ma neppure così pochi. Penso a tutti i paesi che bramo dal desiderio di esplorare e che sì, non mi vergogno ad ammetterlo, ma nella lista delle mie priorità darle la vuelta al mundo ha un’importanza maggiore rispetto al diventare mamma e a organizzare il mio matrimonio. Penso che non solo non provo un particolare interesse a mettere radici, ma che ogni volta che trovo qualcuno in grado di sfiorarmi l’anima tendo inevitabilmente a scappare via, spesso volando verso un continente diverso. Penso che bisogna accettarsi per quello che si è senza giudicarsi troppo. E penso che se anche io finirò nel calderone delle donne single e viaggiatrici abbraccerò il mio destino a braccia aperte e con un passaporto pieno di timbri.

Penso che non si tratta di egoismo ma di pura onestà; così come penso che tantissime donne che portano avanti una relazione amorosa e che hanno un lavoro fisso che soddisfa i canoni del prestigio sociale farebbero felicemente a scambio con me.

Penso che sono alla soglia dei trent’anni, che sono single e che ho un lavoro che amo follemente ma che è pur sempre molto instabile. Penso anche che, in tutta onestà, me ne fotto perché il mio percorso mi rende molto felice. E per me la felicità non fa rima con relazione e busta paga, ma piuttosto con aeroporto. E adesso scusatemi; approfitto per fare qualche ultimo tuffo a Isla Mujeres prima di intraprendere la mia prossima avventura a Cuba.
Siate felici abbracciando la vostra follia, ovunque siate diretti.

Photo Credits: Nadia Hakim

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5 Discussions on
“Quasi trentenne. Single, precaria e francamente me ne fotto.”
  • Carissima ragazza la penso come te. Noi però viaggiamo in 2 e ci troviamo in Nuova Zelanda per un visto vacanza lavoro e non abbiamo alcuna intenzione di mettere radici, fare famiglia e comprare casa. Molte volte anche le coppie la pensano così. Penso sia una magia anche viaggiare e non solo avere figli e credo che se nel nostro intimo non ne abbiamo mai cercati, inutile seguire la rotta di tutti e farli, non saresti tu. Ognuno deve vivere la propria vita sulla propria onda. Fai bene a fare le tue scelte e ti ammirano in molti credimi. E poi la ricetta della felicità è molto personale, chi la realizza col pancione e la fede al dito e chi con un volo pronto a decollare. Tanti auguri tesoro

  • Bellissimo articolo che condivido pienamente! Ti parla una trentunenne (quasi trentaduenne ma mancano ancora alcuni mesi), single piu’ o meno convinta e viaggiatrice incallita. Ognuno segue la propria strada e il proprio destino e credo che alla fine diventiamo quello che siamo destinate a diventare, mamme, viaggiatrici, spose, quello che sara’. L’importante, come dici tu, e’ abbracciare con serenita’ la propria vita ed essere convinti delle proprie scelte, perche’ secondo me la felicita’ sta in parte anche in questo, essere felici delle scelte fatte e della vita che abbiamo scelto! E cmq non si sa mai, prima o poi forse il principe azzurro lo troveremo pure noi in giro per il mondo! 😉

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